Cinque anni insieme, giorno dopo giorno
Irina ha 52 anni, viene dalla Moldavia. Concetta ne ha 89, vive a Matera, non cammina più da due anni.
Si sono incontrate per necessità, come succede in molte storie d’assistenza. Ma la loro non è solo una storia di lavoro.
Quando Irina è arrivata, Concetta non parlava con nessuno. Era diffidente, stanca, abituata alla figlia che andava e veniva.
“Le prime settimane sono state dure. Non voleva che la toccassi, non voleva mangiare con me, mi diceva ‘Tu sei straniera, non puoi capirmi’”, racconta Irina.
Poi qualcosa è cambiato. Una sera d’estate, Concetta ha avuto la febbre alta. Irina ha passato tutta la notte accanto al suo letto, tenendole la mano.
“Quando mi sono svegliata e tu stavi ancora lì, ho capito che non eri una sconosciuta”, le ha detto Concetta il giorno dopo.
Da quel momento, si sono scelte.
Oggi Irina sa quando Concetta è triste, quando ha dolore, quando ha solo voglia di restare in silenzio.
Ogni mattina le prepara il caffè d’orzo come lo faceva sua madre.
Ogni sera, le legge ad alta voce i titoli del giornale, anche se Concetta ormai non li capisce più.
“Lei non mi dice più grazie. Ma quando mi prende la mano e la tiene forte, so che lo sta dicendo.”
Irina non è una parente. Non è una figlia.
Ma è diventata famiglia.




